Niente ho da dare a questo mondo se non la mia vendetta.

Sì, vendetta

Io

tendo vendetta

vendetta nei confronti della volgare definizione di me e dei prodotti delle mie passioni

vendetta nei confronti di coloro i quali, incapaci di sognare, dettano e riproducono quotidianamente, con arroganza aristotelica, i limiti di questo mondo.

con quell’aura di superiorità propria di chi pensa che crescere voglia dire sapersi adattare al mondo che già esiste e non immaginare di crearne di nuovi sulla base dell’io di ognuno.

Io metro di ogni cosa.

Io che non riconosco altra certezza se non quella della mia esistenza, ora, qui.

Io che tendo allo sviluppo di me stesso attraverso lo sprigionamento delle mie passioni, delle mie tensioni, delle mie pulsioni, odio la scuola e la produttività senza la quale l’istituzione scolastica non avrebbe senso di esistere.

La produttività è un concetto che disprezzo perché limitante e controproducente nei confronti del mio utile, il quale necessita di un tempo che non può essere calcolato a priori.

Rinnego questo mondo verso l’utopia di un mondo di Individui e non di greggi.

La mia gioia non è sostituibile

ne vile danaro né riconoscimenti

consapevolezza individuale.

nella viva emozione, nel sentimento attivo nell’intuizione come nella ricerca

Io vivo