Sebbene la notizia dell’uccisione di un carabiniere da parte di un uomo e le solite fregnacce giornalistiche (più volte perquisito nei giorni precedenti e trovato in possesso prima di droga e poi di un coltello) siano di qualche giorno fa, è assai più antico il tentativo da parte dello stato di far passare qualunque gesto di insubordinazione verso lo stesso come un gesto di origine mafiosa al fine di renderlo difficilmente difendibile ai più. Analizzando in quest’ottica le parole di politici e questurini si può ben intravedere dove l’autorità andrà a parare nell’immediato presente e futuro. Come lo si intravede nella demonizzazione dell’uso di certe parole a favore della costruzione di un linguaggio affine al moderno stato democratico e alla figura del cittadino moderno. Se, come un testo pubblicato qualche tempo fa ben ricordava, un tempo perfino le madri più bigotte insegnavano ai loro figli che «chi fa la spia non è figlio di Maria…», oggi la delazione non è malvista ma anzi… è incoraggiata! Ad oggi il rifiuto della delazione viene considerato come atteggiamento mafioso, e perciò da condannare a tutti i costi. La figura del cittadino si esprime nella sua massima espressione: quella del questurino. E’ questo quello che viene oggi insegnato nelle scuola attraverso conferenze con secondini e detenuti, compiti in classi a tema, e la costante minaccia di passare per mafioso ove un individuo non canti ed elogi allo stato, alla delazione (fenomeno che evidenzia grande coraggio, mica grande infamia). Se sei un minorenne e vieni inquisito per un qualunque reato, sia questo contro cose o persone (che differenza c’è?), puoi star tranquillo che una mano il buon caro vecchio Stato te la darà comunque… mostrati pentito, e rimedia al danno che hai fatto all’immagine dell’infallibilità della legalità andando a parlare nelle scuole ai tuoi coetanei della tua “drammatica esperienza da inquisito” e in cambio sarai perdonato. E’ così che l’autorità ha capito che con l’infamia si recupera più o meno tutto; dal discolo che dopo aver “sbagliato” si è pentito, talvolta infamando, (contribuendo così alla narrazione della redenzione e alla mitopoiesi del buon cittadino) fino all’intera arma dei Carabinieri che, a seguito della “confessione” del caino servitore dello Stato Francesco Tedesco riguardante la morte di Stefano Cucchi, potrà parlare di mele marce e coprire una volta di più il proprio fetore e la propria vile natura.