Lavoro o indolenza, scuola o ignoranza, obbedienza o immaturità, destra o sinistra, democrazia o dittatura ecc. ecc.. Questi sono alcuni dei falsi bivi che l’esistente ci pone. Rompere le indicazioni del bivio e, machete alla mano, aprire un varco nell’inesplorato deridendo così la limitatezza di chi, per coscienzioso calcolo politico o mera ingenuità, si rinchiude, è a mio avviso uno degli esercizi più importanti nel tentar di distruggere questo mondo. A maggior ragione in un epoca in cui il cosiddetto movimento anarchico sembra aver introiettato, al pari di chi anarchico non si è mai sentito, alcune di queste false biforcazione arrivando a non riuscire a spiegarsi come possa esistere ad esempio conoscenza senza la scuola. Uscire dal binario e varcare le porte dell’ignoto vuol dire prendere appuntamento con se stessi e di conseguenza ri-conoscere quella che è un’entità individuale che dovrebbe stare alla base di un qualsiasi momento di condivisione, rendendo così assai improbabile la creazione di eventuali chiese e partiti. Quando manca il proprio è lì che i politici di ogni stazza trovano firme per le loro petizioni. Rompere il bivio, cercare in se le risposte che si pensano più efficaci e abbandonare così la riproduzioni di pratiche sterili e poco concludenti, chiudere con la politica e i suoi interpreti. Non sarà il numero a determinare la vittoria ma piuttosto la determinazione derivante dalla sincera esternazione delle proprie passioni. Violenti, passionali, teneri e focosi individui che in ordine sparso fanno delle proprie passioni un’ arma contro l’autorità. Nella personalissima opinione percui solo colui che è commosso può tentar di commuovere ribadisco che a parer mio solo la sincerità e la fiducia nelle proprie passioni può risultare vincente.