da: Finimondo
«Se l’individuo non fosse, come è, sopraffatto, se il diritto non nascesse, come in effetti avviene, dalla moltiplicazione dell’unità, come sarebbe possibile costringere le masse a piegare anche solo un poco il capo davanti a questa morale senza fondamento, davanti a questa cosa astratta che esiste per se stessa e grazie alla forza della stupidità? Ecco perché è necessario livellare, formare una società (che parola ridicola!) a furia di colpi assestati con l’aspersorio o col calcio del fucile. L’aspersorio può anche essere laico, questo mi è indifferente, dal momento che è obbligatorio. Obbligatorio! Oggi, tutto è obbligatorio, dall’istruzione al servizio militare: domani lo sarà anche il matrimonio. E non basta: c’è la vaccinazione. La mania dell’uniformità, dell’uguaglianza davanti all’assurdo, spinta fino all’avvelenamento fisico! Del pus inoculato a forza, di cui l’uomo non avrebbe nessun bisogno se la morale non gli imponesse di disprezzare il proprio corpo, della bava infetta iniettata nel sangue a rischio di uccidervi (chi può contare i cadaveri dei bambini assassinati a colpi di ago?) del veleno che vi introducono nelle vene per uccidere i vostri istinti, per intossicare il vostro essere, per fare di voi, per quanto è possibile, una delle tante particelle passive che costituiscono la banalità collettiva e morale…»
Georges Darien
Un piccolo passo indietro. Lo scorso maggio la ministra della Salute Lorenzin ha annunciato la sua proposta di legge sull’obbligatorietà dei vaccini. I mass media hanno dato ampio risalto alla notizia, riportando come in base alla nuova normativa tutti i genitori avrebbero dovuto sottoporre i loro figli (da 0 a 16 anni) a ben 12 vaccinazioni, pena il divieto di frequentare asili nido e scuole, nonché l’applicazione di sanzioni pecuniarie rinnovabili ogni anno fino a 7.500 euro, fino alla paventata perdita della patria potestà. Fra i vaccini ovviamente era incluso anche quello infame contro l’epatite B, virus trasmesso principalmente per via sessuale, voluto nel 1991 dall’allora ministro De Lorenzo dietro sollecitazione di una tangente di seicento milioni di lire versati dalla multinazionale GlaxoSmithKline.
Ebbene, questa proposta di legge — non indecente, semplicemente a-b-e-r-r-a-n-t-e — ha suscitato più perplessità che rabbia. Lo stesso è accaduto per la radiazione dall’albo professionale di quei pochi medici che hanno osato criticare pubblicamente l’obbligo dei vaccini. Davanti a questo plateale ed arrogante attacco alla libertà e alla coscienza individuale da parte dello Stato, la reazione è stata di… un po’ di indignazione e tante discussioni. Ci sono state alcune manifestazioni contro la proposta di legge, certo, ma nemmeno tanto partecipate. Ai cortei nazionali di Roma e Milano hanno sfilato poche migliaia di persone, infinitamente meno di quanti si rovesciano per le strade in occasione di qualche scudetto vinto dalla propria «squadra del cuore». In generale ha predominato il solito fatalismo: è la dittatura della merda, passerà anche questa.
Eppure fino a non molto tempo fa una legge di tal fatta non sarebbe stata solo improponibile, sarebbe stata impensabile. C’era da non credere ai propri occhi nel vedere il modo in cui veniva creato artificialmente il clima di panico ed astio nei confronti dei bambini non vaccinati, messi alla berlina in quanto untori dell’epidemia del morbillo. Morbillo? Ma stiamo scherzando? La quasi totalità della popolazione italiana ultraquarantenne ha avuto il morbillo, e non è morta. Il vaccino contro il morbillo è stato introdotto qui in Italia nel 1984. Fino ad allora ammalarsi di morbillo da bambini era considerata una cosa del tutto normale, un piccolo fastidio da sbrigare il più in fretta possibile. Di più, un fastidio necessario perché rendeva immuni per sempre alla malattia. Quando un bambino si ammalava di morbillo, le mamme dei suoi amici mandavano i propri figli a fargli visita allo scopo di farli ammalare a loro volta — meglio togliersi subito il pensiero. Le malattie esantematiche sono molto pericolose da adulti, ma per lo più innocue se capitano nel corso dell’infanzia. Il bambino sta a casa alcuni giorni da scuola, guarisce, dopo di che non ha più nulla da temere da quella malattia.
Ora, non è affatto difficile capire che l’immunizzazione è mille volte meglio della vaccinazione. Che la prima è un fenomeno naturale che protegge per sempre dalla malattia e non ha controindicazioni, mentre la seconda è un espediente scientifico che in linea di massima protegge per un lasso di tempo e può causare danni collaterali. Che vaccinarsi significa diventare dipendenti dall’industria farmaceutica giacché i vaccini, per essere considerati efficaci, hanno bisogno di essere ripetuti nel tempo. Le persone vaccinate, superata una certa soglia di età, non potranno più ammalarsi senza incorrere in grossi rischi e quindi saranno costrette a vaccinarsi periodicamente per tutta la loro vita adulta. Cosa che farà la gioia dell’industria farmaceutica, la quale non ha interesse né ad uccidere né a guarire i propri clienti, ma a renderli pazienti cronici in fila davanti agli sportelli delle farmacie per acquistare le sue merci fino al loro ultimo respiro.
Questo la ministra Stronzolin, classe 1971, lo sa bene. Quasi sicuramente anche lei è immune al morbillo, si sarà anche lei ammalata da piccola. Lo stesso dicasi per la stragrande maggioranza dei politici, degli esperti, dei commentatori e dei giornalisti che hanno pompato la sua proposta di legge senza battere ciglio, in nome della salute pubblica che deve essere tutelata e garantita dallo Stato. Anche qui, c’è da rimanere sbalorditi. Secondo le statistiche ufficiali, la prima causa di mortalità è il fumo che provoca qui in Italia oltre 200 vittime al giorno. Ma poiché i tabacchi sono monopolio di Stato, questi morti non fanno scalpore. Non ce ne vogliano i fumatori, ma come non constatare che ottimo affare sia per lo Stato, incassare 15 miliardi di euro all’anno per la vendita di sigarette e spenderne la metà per la cura del cancro ai polmoni. Già, ma in questo caso c’è il libero arbitrio da rispettare!
Lo hanno dimenticato, lorisgnori? Forse neanche loro ricordano più bene contro chi siano in guerra, se contro l’Eurasia o l’Oceania… ah, già, contro il morbillo! Quel morbillo che, a detta della ministra Stronzolin, nel 2013 avrebbe fatto strage di bambini in Inghilterra, provocando ben 270 vittime. Oppure sono in guerra contro la meningite, di cui viene denunciata una epidemia in corso su tutto il territorio nazionale, ma solo a partire dal 2015. Nulla di vero, sono pure menzogne. Nel 2013 è morto solo un venticinquenne per morbillo in Inghilterra, quanto alla meningite si è registrato un incremento di casi nella sola Toscana (guarda caso, la regione in cui hanno sede le multinazionali che producono i vaccini anti-meningite), pochi mesi dopo l’incarico affidato all’Italia nel corso del Global Health Security Agenda, di guidare per i prossimi cinque anni le strategie e le campagne vaccinali nel mondo. Perfino alcuni esperti dell’Istituto Superiore di Sanità hanno dovuto pubblicamente riconoscere che quella della meningite è «solamente una “epidemia mediatica”, il cui patogeno, che si sta moltiplicando a dismisura, contagiando giornali e lettori, è semplicemente la notizia giornalistica».
Ma la propaganda bellica, è notorio, si nutre di menzogne. E la guerra in corso, una guerra spietata che si combatte su tutti i campi, quotidianamente, è quella contro la libertà, contro la possibilità di dire, fare, amare, vivere come si vuole, senza dover adattarsi alla norma. Gli esseri umani, così diversi tra loro per via di quella ormai obsoleta caratteristica che è la singolarità, devono essere trasformati in cittadini omologati nell’obbedienza. Devono essere vaccinati, schedati, marchiati — a vita. Nel totalitarismo democratico l’erosione della libertà avviene poco alla volta, non è il risultato immediato di un colpo di Stato militare notturno. Giorno dopo giorno vengono prese misure che limitano e vietano i movimenti e l’autonomia, misure che partono in sordina — per permettere di renderle sopportabili, in modo di abituarvisi — e poi aumentano, si moltiplicano, si incrociano. Avete notato come i politici che vogliono far passare proposte di leggi particolarmente liberticide assomiglino ai magistrati accusatori che vogliono ottenere sentenze di condanna? Entrambi chiedono tanto per ottenere qualcosa.
Così, i cambiamenti subiti dalla proposta di legge originale sui vaccini (prima la riduzione del numero di vaccini obbligatori e delle sanzioni economiche in caso di inadempimento, nonché la conferma dell’inviolabilità della patria potestà, poi la possibilità dell’autocertificazione della richiesta di effettuare le vaccinazioni) sono stati accolti dal pubblico quasi come se si fosse trattato di un passo indietro da parte del potere, laddove in realtà costituiscono un balzo in avanti vertiginoso. Pensate, all’inizio ci volevano sprangare in testa ma poi per fortuna hanno deciso di spezzarci solo una gamba… Meno male, che sollievo! C’è da essere riconoscente a chi si cura tanto di noi.
Dopo aver incatenato i nostri corpi, dopo aver colonizzato la nostra mente, adesso lo Stato vuole anche scorrere nelle nostre vene.
[2/9/17]