Se per democrazia s’intende, come lo dice la parola stessa, governo dei più, vale a dire il potere affidato ai rappresentanti della maggioranza, — mai come in questo momento si potrebbe con ragione dire ch’essa ha fatto bancarotta, ha miserabilmente e fraudolentemente fallito.
È il sistema parlamentare ed elettorale che ha mostrato tutta la sua inanità e la insanabile corruzione che trascina seco: corruzione di uomini e sopratutto corruzione di partiti e d’idee.
Veramente non è la prima volta — come non sarà l’ultima — che il sistema rappresentativo tradisce le speranze dei pochi suoi sostenitori in buona fede. Eppure esso è come certi negozianti che han già fatto bancarotta parecchie volte, colti spesso in flagrante di frode, e che pure continuano a godere la fiducia dei fornitori e la stima del pubblico, — a danno dei veramente onesti che nella concorrenza son destinati a soccombere.
[…]
E noi, persuasi come siamo che non da diversità di uomini e programmi di governo dipenda la libertà ed il benessere del popolo, bensì dalla sua forza di resistenza o di azione rivoluzionaria, indifferenti dinanzi al cambiamento dei direttori della pubblica cosa, proseguiamo nel nostro lavoro modesto di divulgatori di idee, dal trionfo delle quali solo speriamo la salute.
[Luigi Fabbri, Studi Sociali, anno IV, n. 4, febbraio 1906]