Dopo settimane che in America infuria la protesta, anche in Italia sono arrivate le mobilitazioni contro la violenza poliziesca. Secondo alcune statistiche, sarebbero almeno 400 le persone finora uccise dalla polizia statunitense nel 2020 eppure, prima della morte di George Floyd e soprattutto, prima degli importanti disordini che a macchia d’olio hanno macchiato il candido continente nord americano, la violenza poliziesca non era certamente l’argomento all’ordine del giorno. I politicanti che hanno organizzato le manifestazioni di Torino e Milano, interessati solo al numero dei partecipanti alle loro iniziative, hanno ucciso la vitalità di tali iniziative facendole diventare delle semplici passeggiate scandite dalla percussione di qualche tamburello e qualche coro, peraltro censurato. Ve lo ricordate quel coro? Sì, sì proprio quello! No justice, no peace, fuck the police! Beh a chi in questi giorni ha organizzato i due cortei prima citati é parso troppo spinto. Ora l’esclamazione finale viene tagliata e guai a chi si azzarda a pretendere di non voler avere guardie in mezzo al corteo. Mi duole ricordarvi, gran massa di avvoltoi politicanti, che se ora si parla della violenza poliziesca non é grazie ai vostri corteini capaci solo di competere (sotto ogni punto di vista) con i girotondi della pace del Kompagno Nanni Moretti quanto invece alle migliaia di arrabbiati che ha illuminato le notti di molte città in tutto il mondo. Quanto era veritiero quel coro che, in voga fino a qualche anno fa, recitava: “va bene se ad Atene o nel nord Africa, se i neri si ribellano in America, ma quando la rivolta é nella tua città, ti prendi male se brucia una macchina”. Per quanto ancora l’erba del vicino sarà più verde della nostra? E’ nel momento in cui non lo sarà più saremo trovabili ai nostri posti o ci si troverà al seguito del solito insipido carrozzone?