Pubblico ora un vecchio contributo della compagna anarchica Anna Beniamino (detenuta da quasi due anni in quanto indagata nell’ambito dell’ operazione scripta manent).

 

 

Negli ambienti anarchici dovrebbero essere assodati, per ragione e sentimento, il rifiuto della delega e l’assolutà orizzontalità decisionale e di valutazione d’intervento. Per cui risulta fastidioso e fuorviante doversi confrontare ogni volta con l’annoso problema dell’ “inconcludenza” dei momenti d’incontro dalle aspettative deluse all’incapacità di produrre un “risultato” collettivo. Basterebbe prendere atto che gli incontri, soprattutto se incentrati su di un momento repressivo, devono principalmente servire a mantenere, costruire e rafforzare una rete comunicativa e solidale (refrattaria e contundente rispetto a tentativo fatto dalla repressione stessa) cioè, detto terra terra, a far incontrare faccia a faccia i compagni e far circolare nel modo più diffuso, orizzontale e diretto notizie e aggiornamenti, elementi utili a fronteggiare la repressione e fortificare l’azione. Devono fornire i compagni l’occasione di conoscersi e riconoscersi, confrontarsi de visu non con protesi comunicative virtuali, incontrarsi e re-incontrarsi ognuno con il rispettivo bagaglio conoscitivo e progettuale, questo per rafforzarlo, non per coprire l’incolmabile vuoto dell’inconcludenza, che finisce per celare in forma di colpe “collettive” quelle che sono delle mancanze individuali. Per fortuna gli incontri sono spesso caotici nel fluire degli interventi, peggio è quando vengono monopolizzati da imbarazzanti silenzi rotti da professionisti della parola o pavoni dell’arte oratoria. Questo non deve significare pressapochismo ma capacità di confronto senza che il peso della maggior cultura, carattere o conoscenza diventi prevaricante, cioè da mezzo diventi fine. E neppure che il momento d’incontro diventi un palcoscenico dove dar sfoggio a ruota libera “boutadés” ad effetto. D’altra parte sappiamo bene quanto la repressione preventiva lavori in questo senso cercando di incasellare il libero fluire del dibattito, e dobbiamo costruirci giorno per giorno gli anticorpi adeguati a questi tentativi. Il pensiero e le pratiche antiautoritarie portano con sé, come prezioso corollario, l’inintellegibilità da parte del potere, caratteristiche con cui il lento e pachidermico apparato repressivo si può contrastare con intelligenza. Si tratta solo di coltivare quell’imprevedibilità e forza su cui ogni individuo antiautoritario può contare, senza cesure tra dove arriva l’intelletto e dove vogliono/possono arrivare le mani; poi incontri, scontri, affinità e differenze verranno da sé come un fiume in piena.

 

Anna

Latina, novembre 2016