Senna Hoy

Johannes Holzmann (alias Senna Hoy) nacque a Tuchel (all’epoca in Prussia) il 30 ottobre del 1882 da famiglia ebrea di estrazione piccolo borghese. Si trasferì a Berlino per studiare ma, iscritto alla facoltà di teologia, entrò rapidamente in conflitto con i suoi professori e abbandonò l’università. Dal 1902 stabilì i contatti con gli ambienti della subcultura bohémien della capitale tedesca. Si dedicò alle attività giornalistiche e poetiche di tutto quel movimento contestatario dell’epoca chiamato, in seguito, movimento dell’escapismo borghese, e conobbe anche diverse individualità anarchiche, come Erich Muhsam o Gustav Landauer. Lavorò nella redazione della pubblicazione Kampf, Blätter zur Bekämpfung der öffentlichen und geheimen Misstande (Lotta, Pubblicazione per combattere i mali pubblici e segreti); poi editò, sempre con uno o più collaboratori,vari periodici che mescolavano critica sociale, satira, poesia, e si dedicavano all’educazione popolare anarchica. Fin dall’inizio, Johannes, che si definì apertamente come “orientato in maniera non omogenea”, si occupò insistentemente dell’omosessualità, tanto in generale quanto riferendosi agli avvenimenti correnti. Si impegnò ad esempio nella campagna contro l’articolo 175, che condannava al carcere chi non aveva relazioni eterosessuali; tal genere di campagne fu iniziato dai circoli intellettuali anarcoindividualisti. Nel febbraiodel 1903 editò, autonomamente, l’opuscolo “Il terzo genere”, nel quale difese la causa omosessuale da una prospettiva individualista, attaccando la Chiesa e contemporaneamente cruiticando la borghesia con la sua “sovrastimata cultura”; sosteneva inoltre che “la società, in quanto tale, si nutre di passioni umane”. Nel 1903 fu arrestato, per la prima volta, durante una manifestazione pubblica, accusato di avere un comportamento aggressivo. Occasionalmente i suoi articoli si potevano leggere anche su riviste letterarie firmate con lo pseudonimo di Catullo. Dal 6 febbraio al 14 aprile del 1905, insieme con A. Bernstein, fece uscire un’altra pubblicazione: Kampf, Zeitschrift für gesunde Menschenverstand (Lotta, pubblicazione per un sano sentire comune), di cui furono censurati undici numeri su un totale di venticinque. In questo periodo i suoi contatti con l’ambiente bohemién furono più stretti e si sviluppò l’amicizia con la poetessa Else Lasker-Schuler, la quale anagrammò il suo nome trovando lo pseudonimo di Senna Hoy. All’inizio, Senna Hoy guardò con diffidenza al movimento anarchico “tradizionale” rappresentato da gruppi come Freien Arbeiter (Operai Liberi) o Der Anarchist. Era considerato un enfant terrible dell’anarchismo, sempre presente ai dibattiti, mai contento, mai accomodante, sempre aggressivo e provocatorio…Nel 1905 si iscrisse alla AFD (Federazione Anarchica Tedesca), creata solo due anni prima. Negli ultimi due numeri di Kampf dedicò spazio non solo agli attacchi contro la curia, la polizia, i militari, e alla difesa della causa omosessuale, ma anche agli scioperi locali e agli accadimenti rivoluzionari in Russia. Manteneva uno spirito ribelle, nonostante una certa confusione. Senna Hoy scrisse nel 1905 una lettera al capo della polizia di Berlino, minacciando di “spaccare la faccia a pugni” a tutti gli agenti segreti che lo stavano seguendo. Condannato a quattro mesi di carcere, decise di andare in Svizzera. A Zurigo – allora una delle città più importanti per la propaganda anarchica in Europa – la sua vita iniziò a movimentarsi: contribuì attivamente al successo di numerosi scioperi, collaborò con la rivista Weckruf  (Sveglia) e si interessò alla propaganda col fatto. Molte volte fu arrestato e deportato con nomi falsi, riuscendo sempre a far ritorno in Svizzera illegalmente, continuando a pronunciare discorsi incendiari e a scrivere testi sempre più individualisti. In questo periodo incontra Max Nomad, che successivamente ricorderà Senna Hoy nella seguente maniera:

Presi il primo periodico polacco che finì sul mio tavolo. Notai un articolo che riportava di una condanna ad un anarchico belga chiamato Waterloo. Mi sembrò talmente strano leggere di un anarchico belga, prigioniero politico nella Polonia russa, che volli rapidamente conoscerne i dettagli. Il pubblico ministero dubitava della nazionalità e dell’identità dell’uomo, dato che questi non sapeva parlare né fiammingo né francese. Così da alcuni particolari del processo mi resi conto di chi, in realtà, si trattasse. Quando lo incontrai per la prima volta stava già a Zurigo da tre anni. Senna Hoy eraa un rifugiato ricercato dalla polizia tedesca per ciò che aveva scritto. Era un ragazzo molto bello ed energetico, però la sua reputazione tra gli anarchici della capitale tedesca non era delle più invidiate. […] Il giovane godeva anche di un certo rispetto per le sue qualità, anche se in molti casi non erano distinguibili da una forte arroganza e spacconaggine. A Berlino faceva la sua comparsa sempre alle manifestazioni socialiste, dove affrontava i migliori e più eruditi oratori. Senza timore alcuno Senna Hoy continuava a parlare… con risultati mortali per la causa che difendeva, perché oratori tanto abili come Rosa Luxemburg, a cui presentava argomentazioni vaghe ed insensate, riuscivano a ridicolizzare l’anarchismo nella sua totalità. Ancora peggio fu,per l’anarchismo, il fatto che ogni quotidiano di Berlino presentava Senna Hoy come il leader degli anarchici tedeschi. É facile immaginare che entrambi i periodici anarchici di Berlino, “Der Freier Arbeiter” e “Der Anarchist”, si infuriassero per questa pubblicità tanto disastrosa per la causa. Senna Hoy non partecipò mai ad alcun gruppo che condividesse le idee di queste pubblicazioni, con le quali aveva ben poco a che spartire. Questo fatto non gli impedì di discreditare la sua causa nelle maniere più inappropriate pensando invece di difenderla, nel corso di manifestazioni socialiste. Chiaramente gli organizzatori di queste erano contenti che tenesse i suoi discorsi. Così, gli anarchici di Berlino lo squalificarono nei loro periodici dichiarando che non aveva niente a che vedere con il movimento. Frattanto Senna Hoy pubblicò sul “Kampf” un articolo che provocò la persecuzione del giovane editore […]. Senna fuggì da Berlino e apparve a Zurigo. Io personalmente non ero molto entusiasta quando entrò nel nostro gruppo, offrendocila sua collaborazione a “Weckruf” che facevo uscire con la collaborazione di mio fratello. Gli attesi conflitti presto arrivarono. Agli inizi non avevo niente di cui lamentarmi. Lui vendeva la nostra pubblicazione in tutti gli eventi pubblici dei socialisti e sindacalisti, e lo faceva esercitandoun fascino così irresistibile da riuscire ad infrangere la resistenza anche dei nostri più fieri oppositori. Era un venditore nato, però per disgrazia si sentiva in grado di occupare le posizioni più alte della gerarchia anarchica. Per evitare che lo espellessimo, come gli era già successo con quelli di Berlino, Senna Hoy cominciò ad evitare di esporsi in pubblico. Quello che diceva all’esterno non ci procurava danno, dato che tendeva a esprimere idee simili alle nostre. Solo dentro al gruppo ridiventava se stesso: confuse e assurde uscite di un individualista ultra rabbioso. Ma aveva una qualità che ci conquistava facendoci dimenticare le molte sue mancanze: era davvero molto coraggioso. Quando vi era qualche lite durante le assemblee – si solito provocate da qualche vecchio leader socialista, che ci insultava – Senna rispondeva sempre. Sempre il primo ad attaccare, si guadagnòcosì l’ammirazione dei compagni più giovani, attratti all’anarchismo dalla sua aura di violenza. Con la sua audacia e fiducia in se stesso Senna avrebbe potuto, in un’altra epoca, giocare un ruolo più importante, in tempi di fermento, di rivoluzione o guerra civile – come nel 1917 per esempio. Però a quei tempi era già morto, vittima del suo stesso coraggio sfrenato. La sua carriera a Zurigo cominciò dopo l’arresto di mio fratello e la mia fuga verso Ginevra, quando il nostro periodico si trovò senza alcun editore esperto che potesse difendere il nostro punto di vista anarcosindacalista. Il risultato fu che un giovane, che ammirava il valore grezzo di Senna Hoy, affidò a lui ed a un individualista svizzero, Frick; l’edizione del “Weckruf”. Da quel momento la pubblicazione si convertì in un organo dell’anarcoindividualismo “filosofico”, che considerava l’espropriazione individuale come una forma legittima di ribellione contro il sistema esistente,  A Frick dispiaceva di non essere un efficace propagandista, pensò quindi di convertirsi da impulsivo, ma abbastanza inoffensivo, proferitore di frasi fatte, in un individualista in stile parigino che poteva essere definito solo come “anarcobandito”. In un occasione, Senna Hoy si distinse per un gesto eroico, che mi mise a lungo in cattiva luce con il dipartimento di giustizia svizzero. C’era una manifestazione convocata dagli anarchici a Thalwil, una località industriale vicino Zurigo. Il nome dell’oratore non fu annunciato, la polizia non sapeva che io ero scappato e si aspettava che comparissi lì, essendo già stato presente molte volte alle manifestazioni a Thalwil. Così, quando Senna Hoy salì sul palco per parlare, tre poliziotti lo circondarono pronunciando la frase: “Tu, Max Nacht, sei in arresto!”. Sempre mantenendo la postura eroica, Senna tirò fuori la sua pistola così velocemente da farsela togliere. La polizia ricevette una bastonata da parte degli operai infuriatied il supposto “Max Nacht” potè tornare a Zurigo. Tempo dopo, Senna Hoy fu arrestato ed espulso dalla Svizzera, non per la storia della pistola ma per altre ragioni. Il fatto “eroico” dell’arma, ovviamente, lo imputarono a me; fui io ad essere accusato di “Resistenza armata” e fu la mia biografia a comparire sui quotidiani, visto che una cosa simile non era mai avvenuta in Svizzera durante una manifestazione politica. Non mi arrestarono solo perché, chiaramente, io vivevo nascosto ed al sicuro nel quartiere “russo” di Ginevra sotto il nome di Ivan Sergei Ivanov […]. Durante una delle mie visite segrete a zurigo, lessi su un periodico locale la notizia seguente: “L’anarchico tedesco molto conosciuto, Senna Hoy, è stato ucciso dai gendarmi durante il tentativo di liberare dei suoi compagni arrestati a Varsavia”. Sapevo che Senna Hoy era stato in Russia e che era stato un attivo ed eminente membro del gruppo anarchico di Bialystok. Sapevo anche in che tipo di attività fosse coinvolto lì. Visto che non conosceva il russo né l’yiddish e che le sue idee erano una mescolanza di imprecisioni, la sua propaganda tra gli operai ebrei non poteva che essere meno di nulla. No, queste non furono le attività che gli diedero allora l’aura sorprendente di un ribelle romantico. La specialità vera di Senna Hoy era il banditismo. Accompagnato da altri due giovani, entrava con la forza nella casa di alcuni ebrei ricchi e puntava la sua automatica contro l’ospite con la domanda: “Den beutel oder das leben”, che significava letteralmente “o la borsa o la vita”. In altre circostanze, le sue vittime avrebbero riso ascoltando questa frase in tedesco, perché se “beutel” in tedesco significa “borsa”, in yiddish si utilizza per riferirsi allo scroto. Naturalmente in questo caso non avevano niente da ridere, perché si rendevano conto che Senna parlava di affari e che quello che chiedeva non aveva niente a che fare con l’anatomia.Quindi, pagavano ogni volta alcune centinaia di rubli per apprendere che non sempre identiche parole hanno identico significato. Tutta la città sapeva quello che Senna faceva; fino a Ginevra e Parigi, i rifugiati provenienti da Bialystok parlavano di questo, però nessuno si azzardò mai a fare rimostranze alla polizia. Tale era la paura della borghesia per la vendetta anarchica. […] Non tutti gli sforzi del gruppo di Senna Hoy avevano, diciamo, le caratteristiche “pure” dellle espropriazioni antiborghesi. Alcune parevano semplicemente una più vile estorsione di classe. A volte, l’imprenditore pagava una specie di imposta regolare o rendeva qualche gran servizio ad uno dei gruppi anarchici. Esistevano vari gruppi a Bialystok unicamente per la “protezione”, come prevenzione per non essere attaccati. […] A quel tempo già conoscevo tutti questi fatti vili della sua vita, ma rimasi comunque estremamente rattristato, nel 1906, quando lessi per la prima volta la notizia della morte eroica di Senna Hoy a Varsavia. Potevo avere mille cose contro di lui, però era morto come un eroe quando io non ero nemmeno capace di entrare illegalmente in Russia. Due giorni dopo vidi sul “Weckruf”, che dalla mia fuga da Zurigo veniva pubblicato con uno spirito vagamente anarcoindividualista, che quasi l’intero numero, dall’editoriale fino all’ultima pagina, fu dedicato alla vita ed alla morte di Senna Hoy. L’editoriale, che servì come necrologio, fu scritto in un tono estremamente ispirato, da elogio eroico. È passato quasi mezzo secolo da allora ed io ancora ricordo l’ultia frase: “Senna Hoy è morto. Non piangete. Se fosse ancora con noi direbbe: armatevi di asce e distruggete tutto sul vostro cammino!”. L’ultima colonna conteneva un raggio di speranza con la seguente frase: “Abbiamo appena ricevuto un telegramma che afferma che Senna Hoy non è morto, però è ferito gravemente”. La stessa notte, casualmente, stavo in un ristorante dei quartieri periferici di Zurigo, dove ero sicuro di essere completamente sconosciuto. Riflettevo su Senna, sopra il suo destino tragico ed anche sul mio futuro oscuro, quando all’improvviso vidi un uomo con barba nera ed occhiali neri entrare nel salone e prendere posto al tavolo all’angolo di fronte. In un istante i miei pensieri tenebrosi sparirono! Il morto resuscitato, il ferito era guarito e era lì, in un ristorante di Zurigo. L’eroe del quale s’era pianta la scomparsa si presentò. Mi spiegò immediatamente chi era l’autore di quel necrologio: Senna. Nessuno degli anarchici tedeschi aveva uno stile tanto altisonante. Era chiaro anche fosse l’autore della notizia della propria morte. Più tardi, gli ammiratori di Senna cercarono di giustificare questa farsa vergognosa, spiegando che egli stava organizzando una grande rapina a Zurigo e che la notizia della sua morte avrebbe dovuto depistare i sospetti polizieschi. Stava realmente progettando una rapina sul territorio svizzero, negli uffici di una grande impresa industriale a Zurigo il giorno delle paghe, quando si poteva contare su un bottino enorme. Senna arrivò a Bialystok accompagnato da due giovani che avevano già esperienza in queste cose. Una quantità di suoi ammiratori locali lo seguivano a distanza per testimoniare l’impresa omerica e, se fosse servito, come appoggio. Ciononostante, tutto il piano fallì quando risultò che gli uffici erano protetti da due normi cani. I due ragazzi ebrei – complici del nostro eroe – in quanto “anarchici fino alla morte”, erano disposti ad affrontare i capitalisti, i burocrati, i gendarmi, la polizia ed i cosacchi, ma non avevano nessuna esperienza nell’affrontare i cani. […]  In seguito, Senna Hoy fu nuovamente espulso dalla Svizzera per altre ragioni. L’anno successivo, su un tram di Zurigo, la polizia fermò un uomo con una barba falsa. Pensavano che il sospetto fosse Max Nacht, nonostante egli affermasse di chiamarsi Grossman. Comunque risultò essere Senna. Lo condannarono a sei mesi per l’ingresso illegale nel paese. Dopo aver scontato la condanna, nell’aprile del 1907, passando da Monaco e Berlino, si recò di nuovo in Russia. Sapeva quel che faceva e lo fece con allegria: in poche settimane attraversò Lodz, Varsavia, Bialystok, Kouno e Riga; trasportando armi, denaro e stampa clandestina, facendo rapine e partecipando ad azioni armate, vivendo la vita intensa dei compagni del luogo… Dopo un esproprio fu arrestato a Ozorkow, vicino Lodz, con un passaporto belga a nome August Waterloo. Il giudice militare di Varsavia lo condannò nel settembre del 1908 a dodici anni di katorga per partecipazione ad espropri. In seguito fu processato insieme ad altri ventitre compagni per partecipazione alla “Federazione degli anarchici-comunisti di Polonia e Lituania”, tutti insieme comdannati a quindici anni di katorga. Il suo discorso durante il processo culminò con la frase: “Mi dichiaro anarchico-terrorista e sono per la distruzione completa di Dio, dello Stato e del Capitale”.

I primi tre anni li trascorse nel carcere della cittadella di Varsavia, passò poi due anni di isolamento nel carcere di Mosca. Nel marzo del 1912 gli fu diagnosticata una supposta psico-neurastenia e fu trasferito nella sezione criminale del manicomio di Mosca. Durante tutti quegli anni, solo pochi compagni e amici dalla Germania tentarono di mettersi in contatto con le autorità russe per cercare di riportare Senna Hoy a casa. Suo fratello e la poetessa Else riuscirono a visitarlo una volta nel novembre del 1913. In seguito contrasse la tubercolosi come risultato della permanente malnutrizione, si ammalò anche ai reni e morì il 28 aprile 1914 all’età di 31 anni. L’unico vantaggio di appartenere ad una famiglia borghese consistette nel trasporto dei suoi resti a Berlino, per essere sotterrati nel cimitero ebreo di Weissensee… Il suo ultimo poema, scritto poco prima di morire, si concludeva con questi versi: “Mi dolgo di ogni crimine che nella mia vita non ho commesso. Mi dolgo di ogni desiderio che nella mia vita non ho soddisfatto”.

 

Allego inoltre la biografia in PDF: Senna Hoy