da Finimondo

Simon Weil

 

Nelle opprimenti condizioni di vita che pesano su di noi, le persone non domandano lucidità, domandano un oppio qualunque; e questo, grosso modo, in tutti gli ambienti sociali. Se non si vuole rinunciare a pensare, bisogna accettare la solitudine. Quanto a me, non ho altra speranza che quella di incontrare qua e là, di tanto in tanto, un essere umano, solo come me, che da parte sua si ostini a riflettere, a cui io possa dare e presso cui io possa trovare un po’ di comprensione. Fino a nuovo ordine simili incontri restano possibili — prova ne è il fatto che ci scriviamo — ed è una fortuna straordinaria, di cui dobbiamo essere riconoscenti al destino. Chissà se, uno di questi giorni, un regime “totalitario” riuscirà per un lasso di tempo a sopprimere quasi del tutto la possibilità materiale di tali incontri?

 

 

(lettera a Jacques Lafitte, 14 aprile 1936)